24 luglio 2008

L'Italia del G8


DAI COMMENTI AL BLOG DI GRILLO:
Ecco come i fatti sono raccontati da un quotidiano inglese
Quello che Vespa non ci dirà mai
La sanguinosa battaglia di Genova
Nick Davies The Guardian
www.carta.org/campagne/genova+2001/14697
Era poco prima di mezzanotte quando il primo agente di polizia colpi' Mark Covell con una manganellata sul braccio sinistro. Covell fece del suo meglio per gridare, in italiano, di essere un giornalista, ma in pochi secondi si trovo' circondato da agenti in tenuta antisommossa che lo colpivano con i manganelli. Per qualche secondo, e' riuscito a rimanere in piedi, fino a quando un colpo sul ginocchio non lo ha gettato sul pavimento. A faccia in giu' nell’oscurita', escoriato e spaventato, si rendeva conto di avere agenti tutt’intorno, che si stavano ammassando per attaccare gli edifici delle scuole Diaz e Pertini, dove 93 manifestanti si erano accampati per passare la notte. La speranza di Covell era che gli agenti passassero attraverso la catena che chiudeva il cancello principale senza piu' occuparsi di lui. Se fosse andata cosi', avrebbe potuto alzarsi e correre oltre la strada, per cercare riparo nel centro di Indymedia, dove aveva passato gli ultimi tre giorni a scrivere sul summit del G8 e sulla violenta gestione dell’ordine pubblico. In quel momento, un funzionario di polizia si e' lanciato su di lui e gli ha dato un calcio al petto talmente forte da comprimere verso l’interno l’intera parte sinistra della sua gabbia toracica e rompendogli una mezza dozzina di costole, i cui detriti hanno perforato la pleura. Covell, un metro e sessanta, e' stato letteralmente sollevato dal pavimento e sbalzato in strada dal calcio. Ha sentito il poliziotto ridere mentre un pensiero si formava nella sua testa: «Non me la cavero'». La squadra antisommossa stava ancora trafficando al cancello principale, e allora un gruppo di agenti penso' di ingannare il tempo usando Covell come pallone.

Questa serie di calci gli ha procurato la frattura di una mano e lesioni alla spina dorsale. Da qualche parte alle sue spalle, Covell ricorda di aver sentito un altro agente gridare «Basta» prima di sentire il suo corpo trascinato sul pavimento.A quel punto, un veicolo corazzato della polizia ruppe i cancelli della scuola e 150 agenti, per la maggior parte con caschi, scudi e manganeli, fecero irruzione nell’edificio indifeso. Due agenti si fermarono per occuparsi di Covell: uno gli ha rotto la testa con il manganello; l’altro lo ha preso a calci in bocca, facendogli sputare una dozzina di denti. Covell svenne. Ci sono molte buone ragioni per non dimenticare quello che e' successo a Covell, che allora aveva 33 anni, quella notte a Genova. La 1° e' che era solo l’inizio. Per la mezzanotte del 21 luglio 2001, agenti di polizia stavano sciamando in tutti i piani della Diaz, e dispensavano il loro particolare tipo di punizione alle persone che stavan li', fino a ridurre il dormitorio improvvisato in quella che piu' tardi uno degli agenti avrebbe descritto come «una macelleria messicana». Loro e i loro colleghi avrebbero poi arrestato illegalmente le vittime in un centro di detenzione, diventato un luogo di puro terrore.La 2° ragione e' che, 7 anni dopo, Covell e le altre vittime stanno ancora aspettando giustizia. Lunedi', 15 poliziotti, guardie carcerarie e medici penitenziari sono stati condannati per la parte avuta nelle violenze, ma nessuno di loro andra' in prigione. In Italia, gli imputati non vanno in prigione fino a quando non hanno esaurito tutti i gradi di giudizio; e in questo caso, le condanne e le sentenze saranno cancellate dalla prescrizione, l’anno prossimo. Nel frattempo, i politici responsabili per la polizia e per il personale penitenziario, non hanno mai dato alcuna spiegazione.
Le domande fondamentali, su come tutto cio' sia potuto accadere, rimangono inevase e alludono alla 3° e piu' importante ragione per ricordare Genova. Non e' semplicemente la storia di un funzionario di polizia che esce dai ranghi, ma qualcosa di peggiore e piu' preoccupante sotto la superficie. Il fatto che questa storia possa essere raccontata e' frutto di 7 anni di duro lavoro di un gruppo di coraggiosi PM, guidati da Emilio Zucca. Aiutato da Covell e dal proprio staff, Zucca ha raccolto centinaia di testimonianze e analizzato 5.000 ore di video, oltre che migliaia di fotografie. Messi assieme, raccontano una storia incotrovertibile, che inizio' mentre Covell sanguinava a terra.La polizia fece irruzione nella scuola Diaz. Alcuni di loro gridavano «Black bloc! Vi uccideremo!», ma se avessero davvero pensato di avere di fronte gli anarchici del Blocco nero che avevano causato un violento caos in alcune zone della citta' nei giorni precedenti, avrebbero commesso un errore. La scuola era stata concessa dalla municipalita' di Genova come base per i manifestanti che non avevano nulla a che fare con gli anarchici: avevano anche messo qualcuno di guardia per evitare infiltrazioni. Uno dei primi a vedere la squadra antisommossa fu Michael Geiser, un 35 enne economista belga, che poi ha descritto come in quel momento si era appena messo il pigiama e stava facendo la coda per il bagno, con tanto di spazzolino in mano, quando il raid ebbe inizio. Geiser crede nella forza del dialogo e all’inizio ando' verso gli agenti dicendo «Dobbiamo parlare». Poi vide i giubbotti imbottiti, i caschi, i manganelli e cambio' idea scappando per le scale. Altri furono stati piu' lenti. Erano ancora nei sacchi a pelo. Un gruppo di 10 spagnoli si sveglio' sotto i colpi dei manganelli.
********************************************
CRONACA
***********************************************
LEGGEREZZA DEL GIORNO
Il mondo è come un libro: chi non viaggia ne legge una pagina sola.
> Sant'Agostino
*********************************************
DIARIO PERSONALE
Ognuno di noi ha una parte che si vuole bene e una che si vuole distruggere.

Etichette: ,

2 Comments:

Anonymous JIM said...

DAI COMMENTI AL BLOG DI GRILLO:

BISOGNA ABBANDONARLI:

1)NON FATE MUTUI/PRESTITI
2)CHIUDETE IL CONTO CORRENTE
3)NON COMPERATE PIU' NULLA SE NON LO STRETTO NECESSARIO E NON NEGLI IPERMERCATI
4)NON COMPERATE PRODOTTI PUBBLICIZZATI
5)NON COMPERATE GIORNALI
6)NON GUARDATE LA TV. E' UN CANCRO.
7)RIFIUTATE QUALSIASI COINVOLGIMENTO CON QUESTI LADRI POLITICI
8)USATE L'AUTO IL MENO POSSIBILE
9)BOICOTTATELI SU TUTTI I FRONTI
10)FATE FESTA TRA AMICI ANZICHE' CREARE UN INUTILE CONSUMISMO

mark kaps 25.07.08 09:37

25 luglio, 2008 09:48  
Blogger jim said...

DAL BLOG DI ANTONIO DI PIETRO:


Da ieri, con la promulgazione del Capo dello Stato della legge, il Lodo Alfano è operante nel nostro Paese.

L'abbiamo detto in tutti i modi che questa legge ci rende ridicoli e allo stesso tempo non credibili. Non è possibile che quattro persone in Italia possano fare quello che a loro piace e non possono essere processate. Non so se vi è chiaro, ma il Lodo Alfano permette a quattro persone, il Capo del Governo, il Capo dello Stato, il Presidente della Camera e il Presidente del Senato, di fare quello che vogliono durante i loro mandati.

Hanno una moglie che non va più bene? L'ammazzano e non li possiamo processare. Hanno una ragazzina da stuprare? La stuprano e non li possiamo processare. Vogliono spacciare qualche chilo di droga? Vanno a fare un viaggio di lavoro in Colombia per visitare il Parlamento colombiano e di ritorno si portano una valigia di cocaina che nessuno può dire niente.

E' chiaro che sto estremizzando il concetto per dire che è bene che tutti siano uguali davanti alla legge, e soprattutto se nei confronti di qualcuno c'è un dubbio di reato proprio per la funzione che ha è meglio saperlo prima, non dopo. Se il mio vicino di casa stupra i bambini e io ho un bambino lo voglio sapere subito, non aspettare dieci anni. Mi potranno anche dire che quello fa un lavoro particolare, ma mio figlio poi chi glielo racconta?

Stabilito questo concetto, noi riteniamo che questa legge sia incostituzionale. Il Capo dello Stato ha detto no. Rispettiamo la sua decisione, ma non la condividiamo per niente. Cento costituzionalisti hanno già firmato un documento in questo senso.

Cosa c'entra la incostituzionalità con la immoralità? Non è che se si scrive nella Costituzione che si possono ammazzare tutti quelli con i capelli biondi noi li ammazziamo. E' immorale farlo.
Riteniamo che questa sia comunque una norma immorale, che non è bene che stia nella nostra Costituzione, e lo dico perché gli amici del Partito Democratico, si fa per dire “amici”, hanno detto al centrodestra: “Avete sbagliato. Non dovevate fare questa legge per via ordinaria. Bisognava farla con legge costituzionale”. Noi invece riteniamo che ne con l'una ne con l'altra si deve fare, perché immorale, perché ingiusta sul piano del diritto naturale.

Che facciamo a questo punto che la frittata è fatta? Dobbiamo cancellarla, e l'unica arma che abbiamo è il Referendum. E come si fa? Con la legge che prevede i Referendum, la quale ha delle “finestre” particolari: le firme di presentazioni devono essere almeno 500 mila e per ogni persona che firma deve essere raccolto il suo certificato elettorale. Non è una cosa facile, non basta solo trovarci in piazza a firmare, qualcuno poi deve andare a raccogliere i certificati nei comuni. Ce ne vogliono almeno 500 mila, ma per non sbagliare bisogna raccoglierne 600, 700 mila. La legge dice che le firme devono essere raccolte in una data che va dal primo di gennaio al 30 settembre. Le dobbiamo raccogliere in questo tempo perché la legge dice cosi.
Se non le raccogliamo entro il 30 settembre queste 500 mila firme, con tutti i certificati allegati, bisogna aspettare il primo gennaio prossimo. Inoltre, non si può depositare la raccolta delle firme prima del 7 agosto, e nel caso nostro non è un problema.

Da adesso al 30 settembre ce la facciamo? Ce la facciamo se si muovono le organizzazioni strutturate, perché il problema non siete voi che dovete firmare, ma chi opera nella raccolta dei vostri certificati elettorali.
Per questo stiamo facendo un appello a tutte le altre forze politiche, sindacali, associative e culturali: se ci uniamo tutti insieme e dimostriamo che non facciamo solo parole, rinunciando alle ferie, e noi dell'Italia dei Valori siamo da subito disponibili a rinunciare alle ferie, e uniamo le nostre forze ed entro il 30 settembre depositiamo 500, 600, 700 mila firme. Si può fare.

Il Partito Democratico vuole fare le petizioni di 5 milioni di firme, ma con la petizione che ci fai? Te la mangi? Questo è un atto che serve perché produce un Referendum, mentre la petizione dice soltanto “quanto sei brutto e cattivo brutto lupo” e quello dice “chi se ne frega, io intanto faccio il lupo”. Vogliamo, nei prossimi giorni, prima supplicare, e poi se necessario mettere in mora tutti coloro che hanno detto fino ad ora che questa legge non andava bene, di darsi con noi da fare. Insieme ce la possiamo fare.

Ce la faremo? Ve lo diremo alla prossima puntata, ma una cosa è certa: che se ci dovessero dire di no non ci arrenderemo lo stesso, perché partiremo prima e subito dalla prima settimana di agosto. Tra qualche giorno troverete su questo Blog tutte le procedure, come fare per dare la vostra firma e soprattutto per chi di voi vuole aiutarci a raccogliere le firme ed essere a nostra disposizione.

E' un po complicato, ma ce la faremo. Ce la faremo perché è possibile se tutti voi ci date una mano. Leggerete a breve tutte le indicazioni per la raccolta di queste firme, la tempistica e le modalità.

Insieme possiamo fermare il diavolo.

25 luglio, 2008 10:16  

Posta un commento

<< Home