11 settembre 2008

Lagostina

4 Comments:

Anonymous jim said...

PERCHE' I FASCISTONI..NEO-NAZI-----SKINHEADS ----ECC....CE L'HANNO TANTO CON I GAY ??

PERCHE' I GAY SONO LO SPECCHIO DI QUELLO CHE SONO LORO !! DEI FROCIONI CHE NON AMMETTONO DI ESSERLO SE NO IL BABBO LI PICCHIA !!

carlo raggi 11.09.08 10:28 |
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Hai visto "American beauty"?

Hai presente il generale america in pensione con il figlio gay?

Ecco, hai detto ESATTAMENTE come stanno le cose.
Bravissimo!

Fabio Castellucci 11.09.08 10:35

11 settembre, 2008 10:43  
Anonymous JIM said...

IL COMMENTO SOPRA ERA TRATTO DAI COMMENTI AL BLOG DI GRILLO...OVVIAMENTE

11 settembre, 2008 10:43  
Anonymous JIM said...

DAL BLOG DI PIERO RICCA:

PREMESSA - Questa sera alla festa del PD c’è Walter Veltroni. Ore 21 presso lo spazio Coop (MM Lampugnano). Sarebbe bello vedere qualche faccia nuova. Venite TUTTI !! Chi abita lontano, ha preso impegni, gli è morto il gatto… non serve che lasci commenti. Per tutti gli altri l’appuntamento con noi è per le ore 20 (un’ora prima) davanti allo spazio Coop. NON MANCATE.

Il 28 agosto scorso il cda di Immsi S.p.a. ha deliberato l’ingresso della società in Compagnia Aerea Italiana (la nuova Alitalia) con un investimento di 150 milioni. Attraverso Immsi, Roberto Colaninno, già capitano coraggioso di dalemiana memoria, guiderà l’armata brancaleone che si accinge a “liquidare” quel poco che resta della vecchia compagnia di bandiera per volontà del nostro premier.
La beffa è servita. Per l’entità del danno non rimane che attendere.
Ma veniamo a noi. Con Piero e Duccio siamo tornati alla festa del PD. Ospite d’onore Matteo Colaninno, ministro ombra e cartina di tornasole del disinvolto rapporto del PD con i conflitti d’interesse.
Matteo, figlio di Roberto il capo cordata, è consigliere d’amministrazione di Immsi. Oltre a gestire gli interessi familiari in Immsi, Matteo ha altri quattro incarichi legati alle fortune del padre, come amministratore e come vicepresidente.
Qualcuno di voi ricorderà il Codice Etico del Partito Democratico, tanto esibito durante la campagna per le scorse elezioni. Era soltanto propaganda elettorale? Duccio l’ha rispolverato.
Nella sezione che riguarda la responsabilità personale e l’autonomia della politica i piddini si impegnano ad evitare di assumere incarichi esecutivi nel Partito qualora ricoprissero un ruolo in imprese aventi titolarità prevalente di interessi economico - finanziari, onde scongiurare conflitti d’interesse. Matteo Colaninno fa lo struzzo.
Ieri sera, seduti in prima fila sotto lo sguardo attento degli immancabili amici della Questura, nonché dei maneschi vigilantes pagati dal partito, abbiamo provato, carte alla mano, a ricordargli come dovrebbero stare le cose.
Abbiamo alzato la mano educatamente. Abbiamo atteso la fine del dibattito. Niente da fare. Appena terminato l’incontro, senza nemmeno salutare gli altri relatori, Colaninno si mette letteralmente le ali ai piedi. Con Duccio lo inseguiamo mentre Piero controlla le retrovie. Il più zelante dei vigilantes di casa mi mette le mani addosso e a più riprese minaccia di “spezzarci in due”.
In questo clima di commovente democrazia si alza il tono delle mie domande, ma Colaninno guadagna il parcheggio. Ormai in salvo, si permette di salutarci beffardamente con la mano.
Qualcuno dei presenti applaude le nostre ragioni. Ci fermiamo a discutere di conflitti e incoerenza con il segretario provinciale Ezio Casati e con l’immancabile consigliere comunale Majorino. Il primo tenta di liquidarci tirando fuori la dichiarazione dei redditi di Beppe Grillo. Il secondo ammette sottovoce che nella illuminata commissione per il Codice Etico c’era anche lui. Sul finale compare pure il consigliere comunale Davide Corritore, che ammette: in effetti nel partito qualche imbarazzo c’è.
Colaninno dovrebbe dimettersi dal suo incarico istituzionale. Per rispetto e per coerenza. Questa sera proveremo a sentire cosa ne pensa Walter.

Franz

11 settembre, 2008 10:49  
Anonymous JIM said...

DAL SITO VOGLIOSCENDERE.IT:

10 settembre 2008, in Pino Corrias
Gelmini, regina d’esami

Da Vanity Fair, 10 settembre 2008

Poveri ingenui. Ancora lì a menare scandalo che una ministra berlusconiana, la molto materna Mariastella Gelmini, dicastero dell’Istruzione, bresciana con l’accento del Lago di Garda, reginetta dei grembiuli e della meritocrazia scolastica, imbrogliasse chilometri e smagliature burocratiche per correre da Brescia a Reggio Calabria a sostenere l’esame di Stato per diventare avvocato. Ovvio che l’ha fatto, dice lei. Laggiù era più facile passare l’esame. Si promuoveva il 93 per cento dei candidati, mentre nel gelido Nord passava solo il 31 per cento (dati dell’anno 2001). “Avevo fretta. E la mia famiglia di poveri agricolotori - aggiunge con tocco di melodramma sociale - non poteva mantenermi ancora a lungo”.

Ma come?, sostengono i poveri ingenui. Con quale coraggio, sei anni dopo, sdraiata tra i velluti del ministero, annunciando tagli per 87 mila posti di lavoro, discetta di merito e rigore scolastici, lei che li scansò rifugiandosi al Sud? Con che faccia accusa d’insipide scarsità culturali i professori meridionali, lei che addirittura viaggiò una notte per riempirsene il piatto? A che titolo si impanca contro il lassismo, contro gli eccessi del buonismo didattico e dell’utopia egualitarista, tutti veleni del molto odiato Sessantotto?

Poveri ingenui. Quel che tra voi è un disdoro - la furbizia, il silenzioso imbroglio di saltare una fila, il piccolo furore di agguantare a tutti i costi un vantaggio, falsificare un bilancio, evadere le tasse, irridere una regola o perlomeno aggirarla - per altri è un vantaggio e un merito. Il più luminoso dell’Era italiana che ci tocca vivere. Nella quale il primissimo cittadino, dribblando prescrizioni giudiziarie, viaggia dentro l’ammirazione dei suoi elettori, circondato da almeno due dozzine d’avvocati. Tutti agguerriti e furbi quanto la furba Gelmini.

11 settembre, 2008 11:44  

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