01 luglio 2008

Cercasi cane smarrito


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CRONACA
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APPROFONDIMENTO
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LEGGEREZZA DEL GIORNO
Qualunque essere umano...anzi, mi correggo, qualunque bipede avrebbe segnato da lì!
> Sergio Tavcar
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DIARIO PERSONALE
Solita giornata, solita routine, uff.

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2 Comments:

Anonymous JIM said...

DAL BLOG DI BENNY CALASANZIO BORSELLINO:

L'otto luglio saremo in piazza Navona, a Roma, contro le leggi canaglia prodotte del governo Berlusconi. Saremo da soli. Veltroni ha detto che il Pd non aderirà. Veltroni andrà in piazza in autunno, da solo, con le castagne. In autunno, quando ormai queste e altre leggi vergogna saranno approvate, anche grazie al suo silenzio "assenzIo". Ci sarà solo Di Pietro in piazza. Ormai è lui il leader dell'opposizione che non c'è. Veltroni è una bambola gonfiabile, quelle che si fanno fare le cose zozze ma rimangono in silenzio. Per Claudia, così chiamerò la bambola-Veltroni, la manifestazione sarà “un regalo coi fiocchi a Berlusconi”. "Noi l'opposizione la facciamo, la stiamo facendo, e la miglioreremo, ma in un altro modo” dice non riuscendo a trattenere le risate. Noi la pensiamo diversamente da questo prodotto hard del Pd, e saremo in piazza, fino a tarda sera. Con Furio Colombo, con Paolo Flores D'Arcais, con Francesco "Pancho" Pardi, promotori della mobilitazione. Ci sarò io, ci sarà l'infaticabile Salvatore Borsellino. Ci saranno tutti quelli che in questi giorni hanno vomitato, si sono corrosi il fegato di fronte alla demolizione incontrollata della Costituzione italiana. Non si può più stare a casa e lamentarsi dal panettiere di quello che sta facendo il protettore (rende più magnaccia, lo so) Berlusconi. Abbiamo la possibilità di fare l'opposizione al governo Berlusconi. Vi aspetto in piazza!

P.s. Andrea Leccese, autore del libretto Le basi morali dell'evasione fiscale (Armando, 2007), mi ha mandato questa poesia di Hans Magnus Enzensberger che è veramente idonea alla situazione: Difesa dei lupi contro le pecore.


Deve mangiar viole del pensiero, l'avvoltoio?
Dallo sciacallo, che cosa pretendete?
Che muti pelo? e dal lupo? deve
da sé cavarsi i denti?
Che cosa non vi garba
nei commissari politici e nei pontefici?
Che cosa idioti vi incanta, perdendo biancheria
sullo schermo bugiardo?

Chi cuce al generale
la striscia di sangue sui pantaloni? Chi
trancia il cappone all'usuraio? Chi
fieramente si appende la croce di latta
sull'ombelico brontolante? Chi intasca
la mancia, la moneta d'argento, l'obolo
del silenzio? Son molti
i derubati, pochi i ladri; chi
li applaude allora, chi
li decora e distingue, chi è avido
di menzogna?



Nello specchio guardatevi: vigliacchi
che scansate la pena della verità,
avversi ad imparare e che il pensiero
ai lupi rimettete,
l'anello al naso è il vostro gioiello più caro,
nessun inganno è abbastanza cretino, nessuna
consolazione abbastanza a buon prezzo, ogni ricatto
troppo blando è per voi.



Pecore, a voi sorelle
son le cornacchie, se a voi le confronto.
Voi vi accecate a vicenda.
Regna invece tra i lupi
fraternità. Vanno essi
in branchi.



Siano lodati i banditi. alla violenza
voi li invitate, vi buttate sopra
il pigro letto
dell'ubbidienza. Tra i guaiti ancora
mentite. Sbranati
volete essere. Voi
non lo mutate il mondo.

02 luglio, 2008 12:09  
Anonymous JIM said...

DAL BLOG DI ANTONIO DI PIETRO:

Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati di questa mattina sul decreto sicurezza.

Vi invito a commentare il mio intervento sul blog, commenti che leggerò attentamente per conoscere la vostra opinione.

Antonio Di Pietro: Signor Presidente del Consiglio che non c'è (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

Gianfranco Fini: Onorevoli colleghi, per favore! Prego, onorevole Di Pietro.

Antonio Di Pietro: Signor Presidente del Consiglio che non c'è (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

Gianfranco Fini: Onorevoli colleghi, vi prego di non disturbare l'oratore! Prego, prosegua pure onorevole Di Pietro.

Antonio Di Pietro: Signor Presidente del Consiglio che non c'è (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).

Gianfranco Fini: La prego di proseguire, onorevole Di Pietro.

Antonio Di Pietro: Ancora una volta lei fa l'incallito furbacchione. Lei utilizza lo strumento del decreto-legge per farsi ancora una volta i cavoli suoi.

Matteo Brigandì: Presidente, il turpiloquio no!

Antonio Di Pietro: Oddio, è vero che l'articolo 77 della Costituzione ammette che in casi straordinari di necessità e urgenza il Governo può adottare, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, ma certamente i nostri padri costituenti non pensavano mai che tra i casi straordinari di necessità e urgenza vi dovesse essere anche quello di un Presidente del Consiglio in carica che, per paura di una condanna penale per corruzione in atti giudiziari, si emanasse, da sé medesimo, con il suo consiglio di amministrazione una legge per sospendere il suo processo.
Dica la verità, signor Presidente del Consiglio che non c'è, lo sapeva e lo sa pure lei che una furbata del genere non si può fare. Per questo ha usato un altro trucchetto. Non ha inserito nel testo originario (il decreto-legge da sottoporre al vaglio preventivo del Presidente) la norma che sospende processi in corso, ma l'ha fatta introdurre da qualche suo dipendente successivamente in Parlamento come emendamento. Bravo furbacchione! Così ha raggirato, sì, ha proprio raggirato anche il Capo dello Stato a cui spettava il primario compito del vaglio costituzionale a norma del quinto comma dell'articolo 87 della Costituzione.
Per queste ragioni noi, deputati dell'Italia dei Valori, chiediamo alla Camera dei deputati di non procedere all'esame del decreto-legge n. 92 del 2008, perché quanto disposto dall'articolo 2-ter del decreto in questione viola l'articolo 77 della Costituzione. Sappiamo bene che la maggioranza di questo Parlamento farà finta di non leggere, di non vedere, e di non riflettere sull'articolo 77 della Costituzione, ma il problema è proprio qui: la Costituzione, a una maggioranza parlamentare che ha deciso di servire gli interessi personali del capo del Governo, interessa poco.
Ugualmente chiediamo, affinché questa nostra richiesta pregiudiziale rimanga agli atti, che sia dichiarata l'incostituzionalità del predetto articolo 2-ter del decreto n. 92 del 2008, sempre rispetto all'articolo 77 della Costituzione, per estraneità assoluta della norma che dispone la sospensione dei processi. Perché questo? Perché quando avete emanato questo decreto-legge avete detto che questo provvedimento doveva servire ad apprestare un quadro più efficiente per contrastare fenomeni di illegalità diffusa collegati all'immigrazione illegale e alla criminalità organizzata. Ora, ci dica signor Presidente del Consiglio che non c'è, che ci azzecca la sospensione del processo a suo carico con il fatto che così facendo si riesce a combattere meglio la criminalità organizzata o l'illegalità diffusa? O forse ci azzecca, ci azzecca (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
Ancora una chicca, signor Presidente del Consiglio che non c'è, di cui dovrebbe proprio spiegarci la ratio: perché ha scelto proprio la data del 30 giugno 2002 come parametro temporale per individuare quali processi sospendere? Che cavolo sarà mai successo di così importante prima di tale data che deve essere sospeso ad ogni costo, altrimenti la giustizia non funziona più? E perché mai, se gli stessi reati sono avvenuti dopo tale data, non importa più e possono essere perseguiti?
Se lo scopo dichiarato di alleggerire il lavoro dei giudici da reati a basso contenuto di allarme sociale fosse vero, ciò dovrebbe valere sia per i reati commessi prima sia per quelli commessi dopo il 30 giugno 2002. Anche per questa ragione, quindi, chiediamo l'approvazione della questione pregiudiziale, declaratoria di incostituzionalità, che sappiamo voi non approverete ma sappiamo anche che resterà agli atti, cosicché, in seguito, quando la Corte Costituzionale ne prenderà atto, qualcuno rifletterà su come ha usato il proprio mandato.
Riteniamo, inoltre, che sia del tutto incompatibile con l'ordinamento costituzionale una norma che riconduce un aggravamento obbligatorio della pena alla mera sussistenza di uno status personale. Mi riferisco all'articolo 1, comma 1, lettera f) del decreto-legge in esame, dove è introdotta una circostanza aggravante comune: trovarsi nel territorio nazionale, vale a dire l'aggravante della nazionalità della persona sottoposta ad indagine. Vorrei ricordare che gli articoli 2 e 7 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ma anche gli articoli 3, 10 e 11 della Costituzione non pongono differenza tra nazionalità, sesso, razza e quant'altro. Stabilire un'aggravante semplicemente perché il fatto è commesso da uno straniero, piuttosto che da un italiano, è un'illogicità, una incongruenza e anche una disparità di trattamento inaccettabile in uno Stato di diritto. Andando avanti di questo passo stabiliremo anche aggravanti anche per chi è di colore nero invece che di colore bianco, per chi è di razza ebrea invece che di razza ariana, per chi è zingaro invece che cittadino italiano (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Dunque, mi sembra che questa norma contenga tutti i parametri per una dittatura alle porte. Riteniamo che sia incostituzionale tale norma e, in particolare, l'articolo 2-bis del decreto-legge anche perché, dando precedenza ad alcuni reati rispetto ad altri, viola l'articolo 112 della Costituzione.
L'articolo 112 della Costituzione è quello che a voi e a lei, signor Presidente del Consiglio che non c'è, non piace, e che stabilisce il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale; ma a noi dell'Italia dei Valori piace perché l'obbligatorietà dell'azione penale pone tutti in modo uguale di fronte alla legge; non tutti, quindi, meno qualcuno.
Noi riteniamo che l'articolo 3 della Costituzione, secondo il quale tutti devono essere uguali di fronte alla legge, sia un articolo di cui essere fieri e che non deve essere calpestato, neanche per ragioni di urgenza, quali sono quelli di salvaguardarsi dai processi in corso. Riteniamo, signor Presidente del Consiglio che non c'è, che la sospensione riguardante un numero ingente di dibattimenti, creerà un'ulteriore dilatazione dei tempi della giustizia e, quindi, in questo senso, violerà ancora una volta l'articolo 111 della Costituzione.
Vogliamo che anche questo resti agli atti, perché con questa norma non si dà più efficienza alla giustizia ma si rallenta il corso della giustizia e si impedisce di avere giustizia, soprattutto alle parti lese per le quali il procedimento non prevede la possibilità che venga negata la sospensione su loro richiesta. Le parti lese devono soltanto subire ciò che il legislatore stabilisce e, quindi, non possono difendersi in alcun modo. Si dice che la parte civile costituita può trasferire l'azione in sede civile, come se in sede civile vi fosse la stessa possibilità di acquisire la prova dei fatti penalmente rilevanti che in sede penale.
Non capiamo proprio per quale ragione questa norma assegna al presidente del tribunale - mi riferisco al comma 8 dell'articolo 2-ter del decreto-legge - e non al giudice naturale il compito di accogliere la richiesta dell'imputato: il presidente del tribunale in via amministrativa e non il giudice naturale assegnato e precostituito per legge.Vogliamo che resti agli atti anche questo - sebbene sappiamo che a voi non interessa nulla, così come buona parte della Costituzione -, e cioè che questa disposizione viola l'articolo 25, primo comma, della Costituzione, perché viola la disposizione sull'assegnazione al giudice naturale precostituito per legge e viola anche il diritto di difesa, quello che tanto decantate, ma che boicottate quando non vi serve (articolo 24 della Costituzione).
Che dire poi della violazione dell'articolo 79 della Carta costituzionale, con riferimento alla sospensione facoltativa, quella cioè ancorata alla prossimità della prescrizione, quella che costituisce una sorta di vera e propria amnistia occulta, applicata al di fuori dell'articolo 79 della Costituzione, appunto, senza prevedere nemmeno un termine preciso per la ripresa dell'attività processuale dopo la sospensione. Si dice: si sospenda, poi anche se non si riprende più, non fa niente. Sicché, alla fine, si realizza un'amnistia occulta senza che una legge sull'amnistia occulta lo possa decidere. Insomma - e concludo - signor Presidente del Consiglio che non c'è, non crediamo, a differenza di altri colleghi, che la vostra sia una scelta politica: crediamo che sia una scelta personale ed un uso personale delle funzioni pubbliche, che lei e il suo Governo state portando avanti.

Gianfranco Fini: Concluda, prego.

Antonio Di Pietro: Per noi dell'Italia dei Valori deve essere chiaro che la via maestra non è quella di ripristinare una generale garanzia costituzionale per tutti: per noi la via maestra è l'articolo 3 della Costituzione, per cui tutti sono uguali di fronte alla legge e lei, signor Presidente del Consiglio, si faccia giudicare come tutti gli altri, e la smetta di cercare, attraverso la legge, di sfuggire alle maglie della giustizia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico).

02 luglio, 2008 15:50  

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